Quando si pensa alla Croazia si lascia spesso in secondo piano la spina dorsale montuosa che attraversa il Paese. Eppure, è proprio nel massiccio del Velebit che la natura esprime la sua potenza più scenografica.

Il Parco Nazionale di Paklenica, istituito nel 1949, tutela un ecosistema di frontiera dove il clima mediterraneo cede il passo a quello alpino, creando un contrasto biologico e geologico di raro fascino. Abbandonare la costa per addentrarsi in questo territorio significa confrontarsi con un ambiente severo, fatto di roccia calcarea nuda e foreste primordiali di faggio e pino nero.

Per l’escursionista, questa riserva non è solo una meta, ma un laboratorio a cielo aperto in cui osservare la forza erosiva dell’acqua e del vento.

Il dualismo delle gole: Velika e Mala Paklenica

Il cuore dell’esperienza di Paklenica trekking risiede nell’esplorazione delle due profonde incisioni che tagliano la montagna trasversalmente rispetto alla costa: la Velika Paklenica e la Mala Paklenica.

La prima, letteralmente “Grande Paklenica“, funge da corridoio monumentale e porta d’accesso principale al parco. Qui, il sentiero si snoda agevole sul fondovalle, stretto nella morsa di pareti verticali di centinaia di metri. Tra queste si può citate la celebre Anića Kuk, alta 712 m, parete iconica per l’alpinismo europeo. Risalire questo canyon permette di seguire il corso del torrente, osservando i vecchi mulini restaurati e godendo di un’ombra costante.

Di tenore diametralmente opposto è l’attraversamento della Mala Paklenica. L’aggettivo “piccola” si riferisce esclusivamente alla larghezza della gola, non alla sua grandiosità o impegno fisico necessario per viverla appieno. Questo itinerario è riservato a camminatori esperti: il sentiero è aspro, spesso attraversa il letto asciutto del torrente e richiede una progressione attenta tra massi e ghiaioni. È il regno del silenzio e dell’isolamento, dove la natura selvaggia non ha subito l’addomesticamento delle infrastrutture turistiche, offrendo un contatto crudo e autentico con la montagna.

Il mondo ipogeo e l’ospitalità in quota

Lungo l’asse principale della Velika, una deviazione ripida ma necessaria conduce alla Manita peć, l’unica cavità carsica del parco aperta alle visite guidate. L’ingresso in questo ambiente ipogeo rivela sale maestose decorate da stalattiti, stalagmiti e concrezioni calcaree (speleotemi) modellate nel corso di millenni.

La temperatura interna, costante tutto l’anno, offre un rifugio termico naturale durante le ascese estive. Proseguendo invece verso l’interno della valle, si incontrano la casa forestale Lugarnica e il rifugio alpino Borisov Dom. Queste strutture non fungono meramente da punti di ristoro, ma rappresentano snodi logistici fondamentali per chi pianifica traversate di più giorni, permettendo di pernottare nel cuore della faggeta e di spezzare la fatica dell’ascesa verso le quote più alte.

Orizzonti d’alta quota: Vaganski Vrh e Sveto Brdo

Per chi interpreta il Paklenica trekking come una sfida altimetrica, l’obiettivo finale si sposta sulle creste sommitali del Velebit meridionale. I sentieri che conducono al Vaganski Vrh, la cima più alta con i suoi 1757 metri, e al suggestivo Sveto Brdo (“Monte Santo”), richiedono una preparazione atletica solida e un equipaggiamento adeguato.

Lasciati alle spalle i boschi, il paesaggio muta radicalmente aprendosi su vasti altopiani carsici e praterie d’alta quota battute dalla bora. La ricompensa per tale sforzo è visiva: dalla vetta, lo sguardo domina simultaneamente l’entroterra boscoso della regione della Lika e l’intero arcipelago zaratino.

Nelle giornate terse, il contrasto cromatico tra il grigio lunare delle rocce e il blu profondo dell’Adriatico sottostante sintetizza in un unico colpo d’occhio la doppia anima della Croazia.