Nel panorama insulare dell’Adriatico settentrionale, dominato quasi ovunque dalla pietra calcarea e dalle scogliere bianche, esiste un’eccezione che affascina geologi e viaggiatori: l’isola di Susak (nota in italiano come Sansego). La sua stessa genesi la rende un unicum: non è una roccia emersa, ma un deposito millenario di strati di sabbia fine e polvere di loess posati su un basamento calcareo.

Questa particolare conformazione ha generato un microcosmo ecologico e paesaggistico differente da qualsiasi altra destinazione del Quarnero, caratterizzato da sentieri scavati nel terreno friabile, rigogliosi canneti e un’assenza totale di traffico veicolare. Qui, dove le strade asfaltate non esistono e il rumore dei motori è un ricordo lontano, il turismo assume una dimensione lenta, quasi terapeutica, riportando il visitatore a un contatto primordiale con gli elementi.

Le baie dorate e le proprietà dell’arenile

La natura del terreno si riflette inevitabilmente sulla conformazione della costa, rendendo questa località un punto di riferimento imprescindibile per chi è alla ricerca delle rare spiagge sabbiose Croazia. A differenza dei litorali sassosi tipici della regione, qui la balneazione è un’esperienza delicata.

La baia principale, la Spiaza Susak, si estende proprio ai piedi dell’abitato basso: è una vasta mezzaluna di sabbia ocra dove il fondale digrada con una lentezza esasperante, permettendo di camminare verso il largo per centinaia di metri con l’acqua che lambisce appena le ginocchia.

Questa caratteristica la rende la destinazione d’elezione per le famiglie, ma non è l’unica opzione. Attraversando i sentieri interni si raggiunge la baia di Bok, un’insenatura dove l’acqua cristallina si sposa con un arenile considerato salutare.

Fin dai tempi dell’amministrazione austro-ungarica, infatti, alla sabbia calda di Susak vengono attribuite proprietà benefiche per i dolori reumatici e articolari, trasformando la giornata al mare in un trattamento di benessere naturale.

Un patrimonio di polvere e tradizioni rurali

Visitare l’isola di Susak non significa andare a caccia di monumenti imponenti, quanto piuttosto immergersi in un’atmosfera sospesa nel tempo. L’insediamento umano si divide in due nuclei storici collegati da scalinate di pietra: Gornje Selo, il borgo antico sorto attorno all’abbazia benedettina dell’XI secolo sulla sommità dell’altopiano, e Donje Selo, il porto sviluppatosi successivamente sulla riva. Passeggiare tra questi due poli permette di osservare un’architettura spontanea e colorata, ma la vera attrazione è costituita dalla rete viaria naturale.

L’isola è attraversata da sentieri profondi, simili a canyon in miniatura scavati dalla vegetazione e dal passaggio secolare dell’uomo nelle dune di loess, che conducono fino al faro sul Monte Garba, il punto più alto dell’isola.

In questo contesto rurale, sopravvivono tradizioni fortissime, come la viticoltura eroica che sta recuperando i vitigni autoctoni come il Susak Trojišćina, e un folclore unico: il costume tradizionale femminile è celebre per essere l’unico abito popolare europeo con la gonna sopra il ginocchio e colori sgargianti, testimonianza di una cultura fiera e isolata.

Collegamenti e logistica “car-free”

L’isolamento geografico è parte integrante del fascino di Susak, ma richiede una pianificazione attenta. Essendo un territorio rigorosamente pedonale, l’accesso alle automobili è vietato; i visitatori devono lasciare i propri mezzi nei parcheggi custoditi di Fiume o Lussinpiccolo.

L’unico modo per approdare sull’isola è via mare. I collegamenti sono garantiti dai catamarani di linea che partono quotidianamente dal porto di Fiume (Rijeka) e, con maggiore frequenza, dalla vicina isola di Lussino (Mali Lošinj).

La traversata da Lussino dura circa trenta minuti ed è l’unico cordone ombelicale che lega questo luogo silenzioso alla terraferma, fungendo da filtro naturale che seleziona un turismo consapevole e amante della quiete.